Maturi, ma non troppo. E comunque nostalgici

Che vita fa là fuori?

E’ finita un’era storica. Cinque anni passati nella stessa scuola, guardando persone e passando tempo: andiamo sui gradoni a ricreazione? vieni al bar?… Ma quanto tempo sta in questi 5 anni? E’ tutto veramente relativo come diceva Bergson!
Mi tornano in mente soprattutto le cose di quest’anno, la quinta, il top, i più grandi! Figo, no? Ci hanno spostato in un’altro istituto al campus(troppi primini), quindi tutti i giorni era un: “chi viene allo scients?”.
Però quelle mura mi mancheranno. Alla fine la dentro ci sono cresciuto e che lo voglia o no ci sono pure diventato maturo…
Ma soprattutto mi mancherà quel clima in classe… soprattutto le risate e le prese per il culo ai prof e ai compagni. Una gran classe: ne’ troppo studiosi, ne’ troppo fatti. I prof per la maggior parte mitici, alcuni dei personaggi in positivo e in negativo, nessuno noioso o cattivo.
Dopo tutte…

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Maturi, ma non troppo. E comunque nostalgici

E’ finita un’era storica. Cinque anni passati nella stessa scuola, guardando persone e passando tempo: andiamo sui gradoni a ricreazione? vieni al bar?… Ma quanto tempo sta in questi 5 anni? E’ tutto veramente relativo come diceva Bergson!
Mi tornano in mente soprattutto le cose di quest’anno, la quinta, il top, i più grandi! Figo, no? Ci hanno spostato in un’altro istituto al campus(troppi primini), quindi tutti i giorni era un: “chi viene allo scients?”.
Però quelle mura mi mancheranno. Alla fine la dentro ci sono cresciuto e che lo voglia o no ci sono pure diventato maturo…
Ma soprattutto mi mancherà quel clima in classe… soprattutto le risate e le prese per il culo ai prof e ai compagni. Una gran classe: ne’ troppo studiosi, ne’ troppo fatti. I prof per la maggior parte mitici, alcuni dei personaggi in positivo e in negativo, nessuno noioso o cattivo.
Dopo tutte le ore passate in aula tutti diventano un po’ come una seconda famiglia, si è così abituati a interagire giorno dopo giorno che bruscamente smettere senza la speranza (amara e minacciosa) di poter continuare l’anno seguente sembra proprio la fine di un’era…. di quelle demarcate dai libri di storia, che vanno da tot a tot, ben definite e mai recuperabili perché il tempo va solo avanti.
Certo si cresce e gli interessi sono mille, ma le sudate sotto queste copertine colorate ed oscure, la tensione condivisa per un compito, le interrogazioni di fine quadrimestre, le vacanze di natale, le feste distruttive al P6P, tutti i diciottesimi di quest’anno…
Insomma un branco di bambini sono diventati ragazzetti e poi ragazzi, cresciuti con un’idea e uno scopo… e dopo essere stati forgiati assieme non è mica facile darsi dei lunghi arrivederci!
Anche solo il concetto dell’essere felice perché non devo più vedere ogni mattina quello antipatico mi mette nostalgia. Perché quando si chiudeva quella porta e suonava la campanella, nasceva una storia tutta nostra, che noi creavamo e che ci modellava come argilla.
Sembra sempre alla fine di qualcosa che si sarebbe potuto fare di più, gustarsi tutto al meglio, farne qualcosa di più memorabile, più baldoria più impegno, più amicizie… questa è la condizione di una fine….. e penso che l’unico modo di sigillare tutto sia su una pagina bianca, perché non basta una cartella su iphoto per dirti chi eri quando anche tu eri un maturando.
La notte prima degli esami…. la notte dopo degli esami…. due mondi diversi

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Incomunicabili

Alle volte mi sembra di percorrere a ritroso sentieri pieni di accoccolati indizi, nascosti sotto le rocce invece delle vipere. Quando arrivo alla fine mi sembra chissà quale magia ritrovata e pure è ora di andare a dormire. Non c’è spazio per gustarsi quel succulento bottino di saggezza che già gli occhi se ne stanno ronfando sotto le palpebre. Il profumo del mattino sveglia poi, ma nulla è rimasto di tutto quel viaggio dentro, fuori, attraverso. Allora ti senti come quando alla fine di un libro fantastico ti trovi in una discussione imbarazzante perché il tuo impeto si è scomodamente ridotto a sconfitta quando la realizzazione dell’interlocutore è avvenuta. Nulla conta più ora dell’arroccarti nella posizione che prima era tanto sembrata rivelatrice.

Non si può comunicare un’emozione a meno che non sia condivisa.

Il problema è successivo tuttavia. Perché l’emozione vuole diventare nozione e il giudizio pretende quell’universalità tanto declamata dal critico della ragione. Non c’è più pace ora, nulla può perdonare l’affronto della diversità di opinione o ancora peggio dell’indifferenza. La risposta, assai gettonata, sempre meno consigliata, pure un po’ stonata, è la distanza.

Quella che dovrebbe prenderne il posto non è ancora sovvenuta alla mente, si prega di riprovare più tardi.

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ripresa, lavori in corso, deadline : unknown

Vorrei cominciare a scrivere storie di personaggi improbabili e rocamboleschi, lasciarli vivere e respirare per poi vedere se dove vanno loro posso andare anche io.

Non ci sono metodi per narrare le emozioni, se non quelli già creati, tanti anni fa, che rimarranno sempre un po’ estranei.

Metodi che nella mia cultura generale di maturità statale potrei anche elencare e cercare di applicare. 

Il punto comunque è un’altro, cioè quello che se per il momento non si sa bene cosa fare, allora forse bisognerebbe iniziare a fare qualcosa. Per esempio cercare di esprimere opinioni originali, spezzando con fatica le catene che l’imitazione, tanto lodata da quintiliano, impongono alla fantasia sopita di una generazione da discoteca.

Oggi seguo un po’ il corso dei miei pensieri, tralasciando una struttura compressibile per abbracciare il flusso di coscienza….

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Eroe

Eroe per me?

Eroe per l’umanità?

Forse non è possibile capire chi sia veramente un eroe. 

Se per esempio lui viene lasciato, per motivi futili che disprezzano e neppure considerano tutto il suo amore incondizionato. E poi, senza chiedere perché, la lascia tornare, sapendo che l’amore non chiede…. lui è un eroe?

Se lui sacrifica la sua vita, giorno per giorno, anche se tutti i gioielli della terra attraggono la sua anima, dice di no all’amore e all’amicizia, alla serenità e al lettino in riva al mare, alla gioia e all’emozione, per picchiare duro chi opprime il prossimo, seppur sconosciuto….. lui è un eroe?

Chi sopporta ogni giorno una difficile situazione, o chi insorge senza paura della morte?

Chi prende quella decisione che nessuno ha il coraggio di prendere, perchè porta alla via in salita, al dolore, alla perdita, alla solitudine; sapendo che su quella via sarà capace di fare grandi cose… le cose che contano.

Chi tra i mille interessi che confondono le nostre menti, lascia tutto per fare ciò che è giusto.

Un eroe….Immagine

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Il merito

Il merito per cui tutti muoiono, per cui tutti darebbero una gamba.

Il dieci in condotta, l’aiutare la signora ad attraversare, l’aver messo a posto la stanza.

Penso sia quello molte volte ad uccidere, perché i molti ne agiscono in funzione, mentre pochi sanno che l’unica pacca sulla spalla che conta è quella della tua stessa mano.

Si trascura la propria anima che diventa avida solo di approvazione, la quale, ai nostri tempi, si manifesta nelle più perverse forme (vedi likes e followers).

Mentre per un bambino è fondamentale vedere la stellina vicino al voto, o il sorriso dentro lo zero del 10, l’adulto dovrebbe conoscere altre forme per la vacua felicità che ci viene concessa oggi.

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(in)Sicurezza

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Sembra che in alcuni momenti della vita le cose stiano fuggendo di mano. Sembra che si sia perso interesse e che anche le frasi alla Steve Jobs come “Stay hungry, stay foolish” non riescano a motivare.

Sembra che la tua memoria ti giochi brutti scherzi mettendoti di fronte agli occhi momenti duri, passati, bellissimi e infinitamente lontani. Tutte reminiscenze che fanno sembrare gli eventi della tua vita attuale banali e monotoni.

Quando le tue gambe neppure riescono a muoversi, o non vogliono. E l’impulso non arriva.

Allora inizi a correre, a cercare con tutto il tuo cuore, un’interesse, qualcosa che riempia quello spazio vuoto lasciato da chissà cosa che scappò dalla tua vita tanto tempo fa.

Fatto sta  che la soluzione potrebbe anche nascondersi nell’aprire un blog.

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